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78° ANNIVERSARIO INCENDIO BORGATA PONS

DA INTERVISTA A ELVIRA PONS

Questa intervista a Elvira Pons è stata rilasciata a Paolo Corsani e Marco Mourglia il 9 giugno 1995 e publlicata lo stesso anno sul numero 1° del MELO, lettera circolare del comune di Pomaretto con il titolo: "PER NON PERDERE LE NOSTRE RADICI". La testimonianza venne poi ripresa da Marta Baret e pubblicata sul suo libro "GENTE IN GUERRA".
Elvira Pons è nata il 9 gennaio 1914 ai Pons di Pomaretto, figlia di Enrico Pons e Paolina Gaydou dei Faure. Sposó nel 1934 Emilio Bouchard di Pramollo; ebbero una figlia, Milena che sposó Ernesto Chambon.
Vivono a Pinerolo e tornano saltuariamente nella loro casa al Brancato.
Da giovane lavorava la campagna con i genitori e si occupava degli animali: una mucca e alcune capre. Elvira ha sempre abitato ai Pons e quindi ha vissuto i tristi giorni della guerra, in particolare quello in cui la borgata è stata distrutta da un incendio; era il 21 marzo 1944 e in quella circostanza hanno perso la vita quattro persone.
Elvira è deceduta il 1° novembre 2005 e ha raccontato così i fatti accaduti il 21 marzo:
" Ci sono solo più io qui, che ho vissuto la tragedia dell'incendio. Era il 21 marzo del 1944 e ricordo perfettamente quel giorno . . .. . . . .avevamo fatto la polenta per pranzo, . . .. . ..allora era una gran cosa. Avevamo appena finito di mangiare e siamo usciti nell'aia, così, e stavano arrivando i tedeschi, che attraversavano il Chisone, il fiume laggiù e che avevano un fascio di paglia. . .ce n'erano 5 o 6.
Noi siamo rimasti proprio senza capire cosa poteva succedere.
Poi arrivano, arrivano davanti a casa nostra; prima avevano incendiato la casa di Bertalmio.
Poi sono venuti da noi. . .. . .ma dei ragazzi da noi non ce n'erano, non avevamo figli, avevamo una sola figlia. . ..
Non hanno detto niente; ci hanno soltanto detto RAUS - RAUS
E poi sono andati nella stalla e ci hanno fatto capire di portare via le bestie, magari non volevano che bruciassero; avevamo una mucca e tre capre.
Allora abbiamo slegato 'sta mucca e le capre e, dove andavamo?
Ci siamo incamminati su per la strada, lì, del Podio, quella strada brutta lì, che andava su ai Bout con le nostre bestie, che ci venivano dietro.
Siamo andati su fin nelle vigne, poi abbiamo incominciato a vedere che la nostra casa bruciava. Erano andati nel fienile, dove c'era il fieno, la paglia e lì hanno buttato qualcosa di infiammante, così che di colpo ha cominciato a bruciare. . ..puff!  Era tutto acceso, bruciava tutto, cosa fare?
Poi è venuto su qualcuno, non so più chi è venuto a chiamarci: - VENITE, VENITE GIU'! ERA QUASI NOTTE, - TANTO ADESSO I TEDESCHI SON VIA E LE CASE SON TUTTE BRUCIATE!
Siamo venuti giù e non avevamo più niente. E allora gentilmente, a quel tempo c'era il signor Mathieu, pastore di Pomaretto, e siamo andati a dormire per quindici notti nelle cantine, là del signor Mathieu.
Avevano messo per noi quello che avevano, delle coperte, degli stracci e delle trapunte vecchie.
Oh, eravamo parecchi, non soltanto noi. . .. . . . .I  mobili della cucina non erano bruciati, avevamo ancora la stufa e qualche cosa, ma non avevamo niente da mangiare.
Almeno il Municipio ci era venuto incontro e ci aveva detto che potevamo andare a tagliare la legna per rifare il tetto. . .



DAL DIARIO DEL PASTORE GUIDO MATHIEU - 21 MARZO 1944.
 
"Sono le 14 circa del pomeriggio quando vengono ad avvertirmi che il villaggio dei Pons è in fiamme e non si ode che, da una parte il crepitio delle armi da fuoco che va man mano morendo e dall'altra quella degli incendi che divampano sempre di più, alimentati dal vento. Al villaggio è inutile che mi rechi perché é deserto; i superstiti sono fuggiti sotto le crudeli minacce della soldataglia incendiaria.
Chi sono i morti? Come mai sono stati uccisi? Perché il villaggio é stato incendiato? Sono le domande alle quali mi rispondono gli abitanti stessi dei Pons che mi raccontano, con lo sgomento negli occhi e nella voce, l'accaduto.
Sette soldati tedeschi appartenenti alle S.S. germaniche provenienti da Perosa sono penetrati nel villaggio sparando all'impazzata, invitando gli abitanti a fuggire.
Alcune donne e bambini che avevano cercato rifugio nella vicina galleria della grafite, mentre si avviano per la strada che conduce al villaggio superiore, vengono investiti dai colpi dei parabelli ed è un miracolo se una sola donna ottantenne riporti ferite. Quattro sono gli uccisi:

BARET Ferdinando, di anni 59. Conoscendo il tedesco puó evitare che la propria casa sia incendiata, ma per impedire a un altro gruppo di soldati di appiccare il fuoco al fienile, è da questi colpito a morte.
 
BARET Alberto, di anni 69, fratello del precedente. Vista la propria casa in preda alle fiamme cerca riparo in quella del fratello. Sta seduto su una sedia a sdraio, affranto e desolato, quando giungono gli uccisori del fratello che lo freddano.
 
BERNARD Arturo, di anni 40. Uscito dalla stalla, attraversa il breve spazio di fronte, quando lo raggiunge una raffica che lo atterra.
 
BONAUDO Alfredo, di anni 38, è seduto sull'uscio di casa, ha le sue carte di identità personali in mano, ma quei documenti non sono neppure guardati e viene colpito a morte.
Il suo cadavere con quello del precedente viene trascinato verso le fiamme che divampano.
La loro cremazione è evitata dai primi accorsi non appena la pattuglia incendiaria si è allontanata, non senza aver fatto bottino di quanto più prezioso ha trovato.
 
A ricordo dell'eccidio venne apposta su una casa dei Pons una lapide:
Nell'anno di guerra 1944, addì 21 marzo, questo villaggio fu distrutto da incendio per rappresaglia, che costó la vita a quattro suoi abitanti.
Di fronte a tante barbarie, o viandante fermati, rammemora e rifletti.
 
 
A perenne memoria, una delle case della borgata, la più in basso, molto visibile, anche da lontano, non venne mai ricostruita: è un testimone muto, ma pieno di significato.

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